Allora. È necessario rivedere un concetto. Quando si sente il bisogno di rinnovarsi, quando in giro respiri aria di cambiamenti, quando tutto ciò a cui ti affidi ogni giorno sembra essere della stessa consistenza di un budino, facciamo in modo di adattarci, di ridefinire i nostri spazi, di prendere la nostra vita in mano e scuoterla.
Così prendiamo il nostro bagaglio, la nostra veccia capientissima valigia e la svuotiamo completamente. Dapprima usciranno i nostri ricordi d’infanzia: qualche giocattolo e supereroe, poi svolazzanti usciranno disegni astratti dai colori sgargianti, tutti i denti da latte persi nei modi più stravaganti, i maglioni improponibili-perché-sennò-ti-ammali delle mamme e quelle orrendissime scarpe con i lacci che non sapevamo annodare, per non parlare dei mille grembiuli tinti qua e la di qualche macchiolina di pennarelli e tempere. Poi scivoleranno via le foto di classe dove c’era quel bambino che ti faceva tanto battere il cuore, le maestre bastarde e le bidelle carine e simpatiche che ti salvavano nei momenti peggiori.
A un certo punto ci ritroveremo tra le mani l’ultima lettera scritta a Babbo Natale, la stranissima sensazione nel chiamare una tizia che fino a poco tempo prima chiamavamo “maestra ”, “Professoressa” e di li a poco “Prof” e basta. Poi spunteranno fuori le prime foto con le amiche, quelle foto da guinness con il trucco e i tacchi delle nostre sorelle maggiori, la terribile sensazione d’inadeguatezza quando incontravi quel ragazzino a scuola e non c’erano altri mezzi di comunicazione al di fuori di piccioni viaggiatori e telefoni di casa. Per non parlare del sapore delle cioccolate calde o dei the alla pesca durante le passeggiate con le amiche per le vie commerciali, dell’orologio a cui puntualmente rimettevi le lancette indietro di una ventina di minuti per poi tornare a casa, facendo notare l’orologio con aria stupita e incredula rispetto alle furie dei genitori che ti aspettavano alle 7 e mezza a casa, delle manine morte piccole e tozze degli allora provoloni di turno mentre si era al cinema a vedere il film figo del momento, o di quei film i cui finali invece non hai mai avuto il piacere di vedere.
Frugando poi tra tutti i vestiti, tra le brutte copie dei compiti in classe di liceo, tra le note bizzarre sul registro di classe, tra tutte quelle lacrime e tra i successivi sorrisi tra amiche, riusciamo a ritrovare il nostro primo cellulare, la password del nostro vecchio account MSN Messanger e un’infinità di carte usate per ricaricare il cellulare. Poi troveremo tutti i costumi vergognosi e inquietanti per Halloween e Carnevale, le torte di compleanno di un paio di kg, i pensierini stupidi che si fanno a Natale, un centinaio di calzette delle Befana piene di cartacce e residui di cioccolato, la gioia per la prima notte che abbiamo dormito da un’amica e poi, dopo qualche anno, il completino intimo comprato appositamente per “dormire-da-un’ amica”, che beveva alcolici, si faceva le canne se non altra roba e magari era pure della Lazio!
Ci siamo quasi, eppure quante cose abbiamo tirato fuori da questa valigia!?
Mancano all’appello l’iscrizione a Facebook, la sensazione di sollievo dopo aver controllato i quadri e verificato di essere riuscito a prendere il diploma, la tensione per non conoscere nessuno all’università oppure la risata e la chiacchiera con la gente davanti alle macchinette automatiche del caffè, passando magari per maniaca di turno. I nuovi amori, le nuove conoscenze, le birre la sera e le sigarette ogni tanto (ahahahah!) tra una confessione e l’altra. Tutti i gossip, i primi soldi, i contratti a progetto e le sfuriate col capo, l’analisi, quelle materie che non ti va di studiare, quel tipo che ti piace un sacco, i viaggi magari anche all’Estero, nuovi screzi e perché no nuove riconciliazioni e tanto tanto altro.
Eccoci qui. Nel qui e ora. A onor del vero avevo fatto bene a definirla una capientissima valigia.
Beh c’è un sacco di roba in giro! Cerchiamo di carpire i cardini della nostra esistenza, cerchiamo un appiglio, riflettiamo su cosa eravamo e cosa può essere modellato, ci interroghiamo. Possiamo accarezzare le nostre cose con rabbia, nostalgia, amore, gioia insomma con un sentimento. Ci sarà pur qualcosa alla quale appellarci per capire dov’è che ci sono dei limiti, quand’è che bisogna farsi da parte, quando invece non bisogna assolutamente risparmiarsi. In questo momento le cose non sono il massimo, vanno un po’ così, svuotare completamente questa valigia, rivalutare ogni singolo evento, prendersi gioco della vita di tutti i giorni, forse può essere d’aiuto. Tanto per dire oggi mi sono tinta i capelli di un colore che non oso vedere sotto i raggi del sole come sia, ma questa è un’altra storia…
Ad ogni modo, questa lunga ricerca ci porterà a qualcosa, magari di buono. E al termine riporremo di nuovo tutto in ordine a partire dal sapore dell’ultimo calice di vino rosso, dalle stupidaggini dette in macchina, dalle incomprensioni, per passare poi alla vita da liceale, alle maschere imbarazzanti di Halloween e Carnevale, ai vari amori per la maggiore taciuti, alle figuracce che col senno di poi, fosse stato possibile, ci saremmo sotterrati, ai grembiuli fino ad arrivare al primo regalo di Babbo Natale, ai giocattoli e ai supereroi.
Quando si sente il bisogno di rinnovarsi, quando in giro respiri aria di cambiamenti, quando tutto ciò a cui ti affidi ogni giorno sembra essere della stessa consistenza di un budino, facciamo in modo di adattarci, di ridefinire i nostri spazi, di prendere la nostra vita in mano e scuoterla.










